Catiuscia Marini: “Il Pd non può prescindere da un rapporto diretto con il Pse”
admin September 11th, 2008
Rose Rosse d’Europa ha incontrato l’eurodeputata Catiuscia Marini, entrata nel Parlamento europeo nel maggio 2008, subentrando a Lapo Pistelli, eletto alla Camera dei Deputati. Politica di scuola Ds, Catiuscia Marini fa parte della delegazione italiana del Partito socialista europeo. L’Umbria torna così ad avere una rappresentanza nella massima istituzione comunitaria. Con Catiuscia Marini abbiamo parlato della nostra regione, del suo ruolo all’interno dell’Europa unita e del possibile futuro che può avere l’Umbria. Ma, ovviamente, abbiamo parlato anche del Pse e della futura collocazione internazionale del Partito democratico.
Intervista di Roberto Vicaretti
1) Dopo tanti anni l’Umbria ritrova una rappresentanza nel Parlamento europeo. Può la sua presenza nella massima istituzione comunitaria avvicinare i cittadini umbri all’Unione, rendendola più umana?
L’Unione europea è un soggetto complesso, fatto di pesi e contrappesi. È l’organo di rappresentanza e di governo di quasi 500 milioni di cittadini, espressione di 27 Stati membri ognuno con una sua storia, eredità e vocazione. È, ad oggi, l’istituzione transnazionale più influente al mondo. Eppure sembrerà strano, ma i suoi costi di gestione sono pari a quelli del Comune di Parigi o di Berlino.
Non mi illudo di poter cambiare, da sola e in poco tempo, la percezione che i cittadini umbri possono avere dell’Europa. Ma sarò il punto di riferimento del mio territorio, perché sono convinta che ci sia un’Europa utile di cui abbiamo bisogno anche in Umbria: per nuovi e più estesi diritti, per accrescere la competitività delle nostre piccole e medie imprese, per orientare risorse più significative e garantire maggiori opportunità nello studio, nella formazione e nel lavoro. Credo molto che serva promuovere la conoscenza dell’Europa ma anche formare classi dirigenti, anche a livello locale, convintamente “europeiste”.
2) Vista dall’Europa, di cosa ha maggiormente bisogno la nostra regione e come la Ue, e un parlamentare umbro, possono venire incontro alle sue esigenze?
L’Umbria è una regione importante: ha risorse culturali di grande valore che sono parte del patrimonio dell’umanità, ha una rete di piccole e medie imprese che si misurano con l’internazionalizzazione, ha standard elevati di qualità sociale e di coesione.
Ecco, c’è una Europa utile che può fare la differenza: per valorizzare il nostro patrimonio artistico e culturale, per rendere la nostra rete industriale più forte e competitiva e per rilanciare e sostenere le nostre PMI. L’Europa ha fatto la differenza, nel corso degli anni, nello sviluppo di alcuni länder tedeschi, delle regioni costiere meridionali della Spagna, delle province a indotto agricolo e industriale del centro Europa. Anche l’Umbria ha usato con sapienza le risorse del Fondo sociale europeo ma anche dei fondi per lo sviluppo regionale e per le politiche agricole. Oggi e per il prossimo futuro deve saper cogliere al meglio le iniziative ed i programmi per l’innovazione tecnologica e la ricerca scientifica, per l’ambiente e le energie rinnovabili, per l’alta formazione.
3) Lei, con altri deputati di “scuola” Ds, siede tra i banchi del Partito socialista europeo e, di conseguenza, divisa rispetto agli eurodeputati ex margherita. Come vive il Pd questa separazione “consensuale” in Europa?
Nel 2004 i parlamentari eletti appartenevano a due distinti partiti politici, aderenti rispettivamente al PSE e all’ALDE. Oggi, questa separazione temporanea e a scadenza deve essere superata in quanto tutti aderiamo al PD: si sta procedendo a passo sostenuto verso una sempre maggiore collaborazione interna. Oggi i deputati europei aderenti al Pd, che siano iscritti al gruppo socialista o al gruppo liberaldemocratico, si incontrano regolarmente per definire una posizione comune sui dossier in discussione. È una sorta di “cooperazione rafforzata”, un preludio all’imminente coabitazione all’interno di uno stesso gruppo. Mi sembra positivo il confronto avviato in occasione della Summer school del PD tenutasi a Bruxelles nei primi giorni di luglio e la disponibilità offerta da Martin Schultz a ripensare il ruolo del gruppo PSE.
4) Crede che a partire dalla prossima legislatura europea sarà possibile per gli europarlamentari democratici continuare a vivere in due famiglie europee distinte?
No, certo. Alle prossime elezioni europee i candidati sono tutti del Partito democratico, espressione di uno stesso soggetto politico. Ne andrebbe della credibilità del Pd e della nostra capacità di influire e condizionare la politica all’interno del Parlamento europeo ed esercitare un ruolo nei procedimenti parlamentari. E poi ritengo che non si possa andare al voto senza chiarire quale sarà la casa di riferimento del Partito Democratico per i prossimi cinque anni di legislatura europea. Sicuramente nella definizione del profilo europeista del PD occorre affrontare anche la questione della sua collocazione, a fianco delle forze progressiste e democratiche europee alternative a quelle conservatrici e di destra.
5) La nostra associazione si è fatta promotrice all’interno del Pd di una campagna per spingere il partito all’adesione al PSE. Lei pensa che il futuro del Pd debba essere nella casa socialista?
Io parto da una considerazione molto semplice. Nel Parlamento europeo, sapete dove siedono l’Udf di Sarkozy, la Cdu della Merkel, i conservatori svedesi e il gruppo di Forza Italia? Nel gruppo parlamentare del Partito popolare europeo. E dove siedono i socialisti di Zapatero, i laburisti di Gordon Brown e i socialisti di Segolene Royal? Nel gruppo parlamentare del Partito del socialismo europeo. Ciò non vuol dire che queste siano famiglie immutabili, anzi dobbiamo fare il massimo affinché il PSE divenga, ancor più di oggi, la casa di tutti i riformisti europei. Magari pensando ad un nuovo gruppo parlamentare europeo che esprima anche l’adesione di soggetti politici che siedono in altri degli attuali gruppi. Ma sarebbe velleitario parlare di riformismo europeo prescindendo dalla principale forza riformista d’Europa rappresentata dal PSE. Io penso che il PD non possa prescindere da un rapporto diretto con il PSE.
6) Come giudica le ultime uscite su questo tema da parte di Francesco Rutelli e di una parte degli ex popolari?
Comprendo che chi proviene da un’altra cultura e storia politica non possa accettare l’adesione sic et simpliciter al PSE. Capisco che il tema è centrale nel dibattito di questi mesi sul futuro del PD. Su questo come su altri temi non bisogna porre però pregiudiziali identitarie: ormai il dado è tratto, il Pd è realtà, e bisogna dotare questo partito degli strumenti per fare politica, in Italia e in Europa. Apriamo un tavolo con i socialisti europei e con le forze politiche di ispirazione riformista che non si riconoscono nel socialismo europeo, per costruire una casa democratica e socialista nuova. Ma teniamo a mente che oggi il PSE comprende il buon 90% delle forze e dei partiti nazionali di centrosinistra.
7) I tempi, comunque, appaiono stretti visto che già il prossimo anno si voterà per rinnovare la rappresentanza italiana nel PSE. Pensa che la decisione verrà presa nella conferenza programmatica di ottobre?
Non lo so e non è compito mio dirlo. Spero solo che la scelta venga fatta in termini chiari perché soluzioni confuse non farebbero altro che danneggiare la nostra credibilità politica e ridurre la possibilità di essere fino in fondo una forza importante nella politica dell’Europa.
www.catiusciamarini.ue
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[…] Il Manifesto per un partito socialista democratico ed europeo elaborato da Rose Rosse d’Europa sta raggiungendo un notevole numero di consensi. Non solo tra i tanti compagni e amici democratici che in Umbria e in Italia stanno seguendo da vicino il lavoro della nostra associazione, ma anche tra parlamentari e dirigenti del Partito democratico e del Partito socialista europeo. Hanno già firmato il manifesto i deputati Carlo Emanuele Trappolino (eletto in Umbria) e Laura Garavini (eletta all’estero nella circoscrizione Europa), i parlamentari europei del gruppo Pse Guido Sacconi e Catiuscia Marini. Ma sono soprattutto i giovani ad aver dimostrato un grande interesse nei confronti della nostra iniziativa. Tra i tanti ragazzi e ragazze che hanno sottoscritto il manifesto spiccano i nomi del presidente dell’Ecosy, Giacomo Filibeck e del segretario della Sinistra giovanile, candidato alla segreteria dei Giovani democratici, Fausto Raciti. In Umbria, tra gli altri, ha già firmato il capogruppo del Pd in Consiglio regionale Gianluca Rossi, mentre nel Lazio spicca il nome di Marco Pacciotti. Ma il Manifesto di Rose Rosse d’Europa trova consensi anche fuori dal Partito democratico come dimostra la firma di Valdo Spini, presidente dell’associazione Quaderni Rosselli e uno dei promotori, insieme a Enrico Boselli e Gavino Angius, del “Manifesto della Costituente Socialista”. Con il contributo di tutti loro continueremo a lavorare per far crescere il sostegno intorno alla nostra iniziativa e al progetto di portare il Partito democratico all’interno di un nuovo e più forte Pse. […]