Filibeck: “Per i giovani restare fuori dal Pse sarebbe grave, ci condannerebbe all’irrilevanza politica”
admin September 29th, 2008
Intervista di Roberto Vicaretti
1) All’ultimo campeggio estivo dell’Ecosy, i giovani socialisti europei si sono incontrati per confrontarsi e per contribuire con la loro passione alla crescita del Partito socialista europeo. Quali sono i temi sui quali si è puntata maggiormente l´attenzione?
Per il Summer Camp in Francia di quest’anno abbiamo deciso di dedicare la nostra attenzione al tema della crescita in Europa, legandola indissolubilmente alla promozione della sua dimensione sociale. Con la stessa intensità abbiamo voluto anche concentrare i nostri sforzi nel condividere con gli ospiti e i partecipanti quella che spesso vediamo essere una verità negata nel dibattito politico europeo: la necessità democratica. Non sarà, infatti, possibile garantire molto in Europa, né in tema di crescita e competitività né in termini di protezione sociale, se non si realizza compiutamente un modello di democrazia sopranazionale federale.
Per finire abbiamo voluto affrontare il tema della cittadinanza intesa anche come comune sentire europeo. Riflettendo sul declinare del sostegno popolare emotivo all’idea dell’Europa unita stiamo pensando di proporre con l’iniziativa cittadina della petizione popolare, prevista dal Trattato di Lisbona, una proposta di legge che lanci nella UE l’Erasmus “Universale”. Si tratta di sottoporre alla Commissione Europea la richiesta di rendere possibile per ogni giovane nella UE di passare almeno 6 mesi fino al compimento del 25° anno di età in un altro paese dell’Unione vivendo sulla propria pelle l’integrazione europea. L’Erasmus è un marchio fantastico, ma sfortunatamente si limita a garantire la ricchissima esperienza della mobilità europea a una minoranza di una minoranza (studenti universitari che possono permetterselo) la possibilità di essere praticata. Noi invece crediamo che per far crescere una nuova generazione di cittadini europei consapevoli dello storico processo che il consolidamento dell’Unione Europea rappresenta sia fondamentale garantire, a tutti quelli che lo vorranno, il sostegno finanziario e strutturale per vivere una parentesi formativa in europa anche nei settori che non siano solamente quelli accademici. Potenziare i programmi di scambio, le esperienze di volontariato, di servizio civile, di lavoro, di impresa, di attività sportive, di creatività artistica. Insomma, per sopravvivere alle sue stesse mancanze l’Europa deve far vivere “europeisticamente” i propri ragazzi in tutti i campi e settori che caratterizzano la generazione giovanile.
2) Anche quest´anno al campeggio dell´Ecosy non è mancata una rappresentanza della Sinistra giovanile. L´anno prossimo conti di incontrare i Giovani democratici?
Bisogna innanzitutto riconoscere il grande impegno e il senso di responsabilità politica che hanno caratterizzato sia l’azione del gruppo dirigente della Sg che quella dei compagni e militanti sul territorio. In questi mesi di confusione e ambiguità sulla questione della futura organizzazione giovanile del Pd non era assolutamente scontato che si riuscisse, come da tradizione, a comporre la delegazione più numerosa del Summer Camp. E’ stato invece fondamentale il successo della nostra partecipazione proprio rispetto al dovere che abbiamo di rendere partecipi del nostro percorso interno tutti i movimenti giovanili europei con cui lavoriamo da anni. Io non sono in grado di dire come finirà il dibattito sulla collocazione internazionale del Pd, posso però dire quanto sarebbe grave per i giovani di oggi, che del partito fanno già parte, ritrovarsi nel futuro a svolgere un’azione politica progressista nel proprio Paese ma isolata dal resto del continente europeo. Il tema qui non è morire socialisti o meno, per me quello che conta è non morire. Stare da soli in Europa con la presunzione di voler rappresentare un qualcosa “d’altro” di migliore rispetto a quello che è oggi il centro sinistra nella UE, il Pse, ci consegna inevitabilmente all’irrilevanza politica, sia all’interno delle dinamiche parlamentari a Strasburgo sia nei processi di elaborazione di nuove proposte e soluzioni progressiste e sociali di cui il centro sinistra ha bisogno in tutta l’Unione per ridare fiducia ai cittadini nei nostri partiti e, ancora più importante, nel processo d’integrazione europeo. Dire che il Pd è un partito europeista non ha senso se non iscrive la sua iniziativa in un campo politico europeo. Che ci piaccia o no, con tutti i limiti che la segnano, la famiglia socialdemocratica europea è l’unico soggetto insieme al quale sviluppare una credibile alternativa di governo contro le destre. Anzi io sono convinto che sarebbe proprio il riformismo italiano del Pd ad essere in grado di dare quella spinta evolutiva di cui il Pse ha oggi bisogno. Il Pse e i suoi partiti nazionali non cambieranno per fare un favore a noi e così permetterci di associarci a loro. La tensione verso un progetto di società moderna, caratterizzata dallo sviluppo sostenibile, attenta ai bisogni dei cittadini e disponibile ad investire le proprie risorse nella ricerca e nello sviluppo così da permetterci di competere sul mercato globale è il tratto identitario di tutti i partiti che fanno capo al Pse come lo è per quel Pd in cui credo io. Lo vedremo del resto all’inizio dei dicembre quando a Madrid licenzieremo il Manifesto elettorale del Pse per le elezioni europee.
Poi bisognerà essere in grado di tradurre tutto ciò in successi elettorali; c’è chi ce la fa e chi no. In questa fase siamo in netta minoranza tra i governi degli Stati membri, ma chi riconduce il tutto alla fine della socialdemocrazia europea pecca a mio umile avviso di una qualche presunzione. Tutto questo non significa però che non dobbiamo impegnarci a lavorare con quelle forze liberali europee che mantengono una visione sociale compatibile con la nostra e che vogliano come noi smascherare il finto liberalismo riformista di cui tanti governi di destra fanno sfoggio retorico. Per concludere, tutta la questione inerente alla collocazione europea del Pd risulta evidentemente essere un processo articolato e delicato. Se poi aggiungiamo il fatto che le elezioni per il Parlamento europeo si svolgeranno a giugno prossimo è chiaro che il tempo non gioca a nostro favore. Dovrà essere un lavoro paziente e sapiente quello della dirigenza del Pd se si vorrà dirimere positivamente le differenti tensioni che sin dall’inizio dell’avventura del nuovo partito hanno animato il dibattito su questo tema. Sarà necessario fare chiarezza tra le legittime aspirazioni ideali e la realtà contingente dell’attuale quadro politico europeo. Non posso e non voglio credere che ci siano elementi del Pd che attraverso il confronto, anche aspro, sulla questione europea siano intenzionati a rimettere in discussione l’esistenza stessa del progetto politico più innovativo della recente storia del nostro paese.
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[…] Il Manifesto per un partito socialista democratico ed europeo elaborato da Rose Rosse d’Europa sta raggiungendo un notevole numero di consensi. Non solo tra i tanti compagni e amici democratici che in Umbria e in Italia stanno seguendo da vicino il lavoro della nostra associazione, ma anche tra parlamentari e dirigenti del Partito democratico e del Partito socialista europeo. Hanno già firmato il manifesto i deputati Carlo Emanuele Trappolino (eletto in Umbria) e Laura Garavini (eletta all’estero nella circoscrizione Europa), i parlamentari europei del gruppo Pse Guido Sacconi e Catiuscia Marini. Ma sono soprattutto i giovani ad aver dimostrato un grande interesse nei confronti della nostra iniziativa. Tra i tanti ragazzi e ragazze che hanno sottoscritto il manifesto spiccano i nomi del presidente dell’Ecosy, Giacomo Filibeck e del segretario della Sinistra Giovanile, candidato alla segreteria dei Giovani Democratici, Fausto Raciti. In Umbria, tra gli altri, ha già firmato il capogruppo del Pd in Consiglio regionale Gianluca Rossi, mentre nel Lazio spicca il nome di Marco Pacciotti. Ma il Manifesto di Rose Rosse d’Europa trova consensi anche fuori dal Partito Democratico come dimostra la firma di Valdo Spini, presidente dell’associazione Quaderni Rosselli e uno dei promotori, insieme a Enrico Boselli e Gavino Angius, del “Manifesto della Costituente Socialista”. Con il contributo di tutti loro continueremo a lavorare per far crescere il sostegno intorno alla nostra iniziativa e al progetto di portare il Partito democratico all’interno di un nuovo e più forte Pse. […]
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