Spini: “Al Pse serve un grande leader per tornare a vincere in tutta Europa”

admin October 13th, 2008

Valdo Spini, deputato prima con il Psi e poi con i Ds, è uno dei maggior intellettuali italiani di scuola socialista e oggi presiede la Fondazione Circolo Rosselli, ispirata ai valori del socialismo liberale. È da sempre uno dei più forti sostenitori del Pse e ha deciso di appoggiare l’associazione Rose Rosse d’Europa, sottoscrivendo il Manifesto. Con l’onorevole Spini abbiamo parlato della crisi economica mondiale, di come questa potrebbe pesare sugli equilibri politici americani ed europei e delle possibilità per le forze socialiste e socialdemocratiche di una rivincita.

Intervista di Roberto Vicaretti

1) Onorevole Spini, iniziamo da quanto si legge sulle prime pagine di tutti i giornali mondiali. Crisi economica, crollo delle borse e grandi interventi statali per salvare l’economia.

Assistiamo in queste settimane a una richiesta di intervento dello Stato che anni fa sarebbe stata considerata addirittura una bestemmia. Bisogna, però, vedere quali sono le origini di questa crisi, che affonda le radici proprio nella richiesta di abolizione di ogni tipo di controllo statale. Da questa situazione si è permesso un indebitamento che è cresciuto ben al di là del limite fisiologico. La crisi dei mutui subprime americani è stato solo il punto di collisione dal quale poi si è estesa e sviluppata la crisi. Ma, non dimentichiamoci che, fino a pochi giorni fa, Lehman Brothers era considerato un investimento assolutamente sicuro.

2) Il ritorno a un ruolo di primo piano dell’interventismo statale in economia, della necessità di regolare il capitalismo sono dei punti da sempre centrali nelle politiche della sinistra europea, ma anche americana. Possono Obama e i socialisti europei trarre vantaggio da questa situazione?

Diciamo in primo luogo, che negli Stati Uniti ci sono numerosi studi che dimostrano che l’economia è storicamente andata meglio sotto le amministrazioni a guida democratica. Chiaramente, questa crisi che ha investito Wall Street mette in crisi Mc Cain. Il candidato repubblicano è schiacciato sotto le responsabilità dell’amministrazione Bush e Washington viene percepito in tutti gli Stati Uniti come il centro e l’origine di tutti i problemi. Credo che a questo punto Obama abbia realmente delle grosse possibilità di vittoria. In Europa, la crisi ha colto impreparati i partiti socialisti e socialdemocratici che non aveva previsto questa possibilità. Chiaramente le ultime decisioni prese dai governi europei ci obbligano a cambiare filosofia e a saltare quella fatidica asticella che spingerebbe i socialisti europei a dare risposte europee e non nazionali. L’alternativa è Sarkozy, che tutto è tranne che socialista e che comunque, come presidente di turno, non rappresenta istituzioni comunitarie, quanto piuttosto intergovernative.

3) Gli spazi per una “rivincita” socialista, a quanto ci dice, potrebbero esserci. Eppure socialisti e socialdemocratici sono in difficoltà in quasi tutta Europa.

I socialisti europei esistono e sono forti quando c’è un forte leader in cui identificarsi. È sempre successo in passato fino a Jospin e Blair. Ma Jospin si è sempre interessato troppo poco di politica estera, mentre Blair era troppo britannico per esercitare un forte appeal nel continente. Oggi c’è una vera e propria carenza di leaders di caratura europea, capaci, cioè, di andare oltre i propri confini nazionali.

4) C’è Zapatero

Zapatero ha fatto il suo dovere per l’Europa. Basti pensare che la Spagna è l’unico Paese ad aver approvato il Trattato a scrutinio diretto dei cittadini. Ma in questo momento ha il problema della difficoltà economica che sta attraversando la Spagna. E, comunque, le vicende europee si giocano nel triangolo Gran Bretagna, Germania e Francia.

5) Manca, in sostanza, un modello da prendere come riferimento dopo il crollo di popolarità, e non solo, del blairismo incarnato nel new labour?

Chiariamo subito che i modelli non si importano. Al momento l’esperienza senza dubbio più avanzata è quella di Zapatero, che rimane, nonostante quanto dicevo prima, l’uomo di governo più rilevante al quale ispirarsi. Aspettiamo di vedere chi sarà il nuovo leader francese.

6) E in questo quadro, la sinistra italiana che ruolo può giocare nel Pse?

L’Italia da questo punto di vista si è un po’ isolata nella convinzione che la formula del Partito democratico fosse quelle giusta. Formula che le ultime elezioni hanno dimostrato non essere sufficiente. Una scelta che ha accettato la critica alla socialdemocrazia, non riuscendo a cogliere in pieno le opportunità europee. In passato si è pensato che si sarebbe avuta maggior forza superando i vecchi partiti, ma questo ha fatto perdere agli elettori i riferimenti ideologici e, senza di questi, hanno, di fatto, ascoltato la pancia, votando Berlusconi e la destra. Questa crisi potrebbe rimettere in corsa la sinistra, ma c’è bisogno di qualcosa di nuovo soprattutto nel rapporto con le persone per ottenere una rivincita, che resta comunque non facile. Per quanto riguarda la collocazione internazionale, non credo che il Pd abbia alternativa al Pse. Tra i popolari c’è Berlusconi e credo che, in fondo, molti esponenti del cattolicesimo democratico abbiano molte più cose in comune con i socialisti europei che non con i membri del gruppo liberaldemocratico.

7) Molti, proprio a partire da queste considerazioni, puntano a un allargamento del Pse. Ma il Pse è riformabile?

Il Pse ha già fatto uno sforzo ad Oporto quando cambiò il proprio statuto. Il presidente Rasmussen invitò Prodi e, quindi, il Pd ad entrare nel gruppo socialista. Il vero problema non sta nel Pse, ma nel veto della componente cattolica. Mi auguro che prevalga il buon senso, anche perché la decisione di entrare nel Pse aprirebbe il Partito democratico a nuovi apporti anche in Italia. Sarebbe come rinunciare a un ruolo prominente in Europa.

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2 Responses to “Spini: “Al Pse serve un grande leader per tornare a vincere in tutta Europa””

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  2. […] Il Manifesto per un partito socialista democratico ed europeo elaborato da Rose Rosse d’Europa sta raggiungendo un notevole numero di consensi. Non solo tra i tanti compagni e amici democratici che in Umbria e in Italia stanno seguendo da vicino il lavoro della nostra associazione, ma anche tra parlamentari e dirigenti del Partito democratico e del Partito socialista europeo. Hanno già firmato il manifesto i deputati Carlo Emanuele Trappolino (eletto in Umbria) e Laura Garavini (eletta all’estero nella circoscrizione Europa),  ha già firmato Vincenzo Vita ed i parlamentari europei del gruppo Pse Guido Sacconi e Catiuscia Marini. Ma sono soprattutto i giovani ad aver dimostrato un grande interesse nei confronti della nostra iniziativa. Tra i tanti ragazzi e ragazze che hanno sottoscritto il manifesto spiccano i nomi del presidente dell’Ecosy, Giacomo Filibeck e del segretario della Sinistra Giovanile, candidato alla segreteria dei Giovani Democratici, Fausto Raciti. Altra adesione di rilievo è quella di Giovanni Rubini, ex segretario Sg di narni.  Nel Lazio spicca il nome di Marco Pacciotti. Ma il Manifesto di Rose Rosse d’Europa trova consensi anche fuori dal Partito Democratico come dimostra la firma di Valdo Spini, presidente dell’associazione Quaderni Rosselli e uno dei promotori, insieme a Enrico Boselli e Gavino Angius, del “Manifesto della Costituente Socialista”. Con il contributo di tutti loro continueremo a lavorare per far crescere il sostegno intorno alla nostra iniziativa e al progetto di portare il Partito democratico all’interno di un nuovo e più forte Pse. […]

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